
“Tolmao” nasce come risposta a un’altra mia opera, “Eenzhaamheid”, che parla di solitudine e distanza tra gli esseri umani. In “Tolmao”, invece, ho voluto rappresentare il superamento della separazione, il momento in cui gli individui – un tempo isolati – si ritrovano uniti sotto una stessa luce.
Gli omini colorati sono l’elemento centrale. Non sono più soli, ma accomunati da un’energia condivisa, una luce che li attraversa e li collega. I colori che ho scelto per rappresentarli non sono casuali: ho usato quelli dell’iride olimpica, simbolo di universalità e comunione tra i popoli. Ogni figura conserva la propria individualità, ma è parte di un insieme armonico.
La scritta “Tolmao” non è solo un titolo o un marchio: è un verbo greco che significa “osare”, “avere il coraggio”. Per me, questa parola racchiude l’essenza dell’opera: il coraggio di avvicinarsi, di abbattere le barriere interiori ed esteriori, e di riconoscersi nell’altro.
Con “Tolmao” affermo la mia fiducia nella possibilità di connessione umana, nell’empatia, nella luce che ci unisce, anche quando tutto sembra separarci.
