Lamp, Touch, Oinne

Durante il primo lockdown, mentre tutto sembrava fermarsi, ho sentito il bisogno di accendere una luce, letteralmente. È così che è nata l’idea di progettare una lampada. Ma mentre lavoravo alla grafica che l’avrebbe accompagnata, mi sono accorto che stavo liberando emozioni, pensieri e stati d’animo che non potevano restare confinati in un oggetto funzionale.

È da lì che ha preso forma “Lamp”: una riflessione visiva sulla concentrazione interiore, su quel piccolo centro da cui si irradia significato anche quando fuori tutto è incerto.

A “Lamp” è seguito “Touch”, nato in un momento in cui il tema del contatto era diventato improvvisamente delicato, urgente, quasi proibito. In quell’opera ho cercato di raccontare l’assenza di tatto, ma anche il suo desiderio, la memoria della pelle, l’umanità che passa attraverso un gesto sfiorato o solo immaginato.

Infine è arrivato “Oinne” . Qui ho voluto rappresentare la consapevolezza che ciascuno di noi è parte di un sistema interconnesso, un insieme complesso che funziona solo grazie alla presenza attiva di ogni singolo elemento. È un invito a sentirsi dentro le cose, non separati, non spettatori.

P.S. La lampada, poi, l’ho anche realizzata. Ma il vero progetto che è nato è stato quello interiore, fatto di immagini e di significati.

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